... mentre i miei occhi imparano a danzare, qualcosa dentro me si libera: da questo comprendo che prima non ero libera come credevo di essere.
Oggi pomeriggio ho seguito il mio istinto: con Milady abbracciata al mio collo ho sceso quei pochi gradini che separano casa mia dal regno della Natura... in realtà una specie di boscaglia dove una volta giocavano i bambini del palazzo, tutti ormai cresciuti, come mio figlio Giovanni. Gli scivoli sono abbandonati, rotti e arrugginiti, delle altalene sono rimaste soltanto le catene attorcigliate ai tubi di ferro.
Sembra impossibile, incredibile, ma a pochi passi da me ho un mondo selvaggio, incontaminato, puro.
Qui in tanti anni, a seconda delle stagioni, ho visto:ricci, serpenti,merli,ghiandaie,gabbiani,gazze,un'upupa,cardellini,rondini,fringuelli,rondini montane, un picchio, dei pappagalli, una raganella, migliaia di lucciole...
Oggi ho incontrato lui...o sarà una lei...chi lo sa?
Devo confessare che è bello essere adottata da un pettirosso così tenero.
Gli ho scattato diverse foto, mentre mi svolazzava attorno, poi sono corsa in casa a prendere un sacchetto con i semi per uccellini.
Era andato via, ma appena l'ho chiamato - ho provato a fischiare e cinguettare - è tornato subito e per poco non s'infilava dentro al sacchetto dei semini.
Allora mi sono messa un po' a cantare, un po' a parlare...gli ho praticamente recitato quella splendida poesia che Gibran gli aveva dedicato (e che ricopio da Innerland)
che è nel canto il segreto dell'eternità!
Avrei voluto essere come sei tu,
libero da prigioni e catene..
Avrei voluto essere come sei tu...
anima che si libra sulle valli
libando la luce come vino da ineffabili coppe.
Avrei voluto essere come sei tu,
innocente, pago e felice,
ignaro del futuro e immemore del passato...
Avrei voluto essere come sei tu,
per la tua bellezza, la tua leggiadria
con le ali asperse della rugiada
Avrei voluto essere come sei tu,
un pensiero che fluttua sopra la terra
ed effondere i miei canti
tra la foresta e il cielo...
dissipa l'ansia ch'io sento!
Io odo la voce che è dentro la tua voce
e sussurra al mio orecchio segreto.
Gli ho detto che io non posso sentirlo: sembrava che mi capisse.
E alla fine mi sono trovata a scattare foto e a piangere: per la sua Bellezza, perché dal beccuccio aperto capivo che stava cantando e io non lo sentivo, perché era troppo fiducioso e qui ci sono troppi gatti in giro e perché i versi di Gibran mi risuonavano nell'anima.
Domani tornerò a dargli da mangiare. Spero tanto di ritrovarlo.
Vorrei ancora, guardandolo, capire di più la vera Bellezza e la vera Libertà.