Una volta, ai tempi di Splinder, festeggiavo sul blog, il mio povero Innerland, il giorno stesso del mio compleanno: foto della torta, candelina (rosa) accesa, spenta (possibilmente con scia di fumo) qualche parola scritta, addirittura una poesia, se ero ispirata... insomma, le solite cose che si fanno.
Quest'anno il mio compleanno me lo sono tenuta dentro, non tanto le foto (quelle le ho scattate subito, come da tradizione) quanto le parole.

Ad ogni anno, che sia compleanno o Capodanno.. o qualche altra ricorrenza che preveda l'annualità dei festeggiamenti (un po' tutte le feste, quindi) io mi ritrovo sempre più silenziosa.
Non è un silenzio sterile, sia chiaro... non è un vuoto, né di memoria né di altro. Se uso il termine "raccoglimento" forse ci vado abbastanza vicina, all'emozione che provo e soprattutto al bisogno che ho di continuare a provarla.

Il silenzio non è che tutto il tempo che mi occorre per decifrare quei segni.

Lo scorso anno ho festeggiato, si fa per dire, con una spalla rotta dopo una caduta lungo tutta una scalinata... poteva andare davvero molto peggio (a proposito di "camminare nella giusta direzione").
Quest'anno niente cadute, ed è già qualcosa.
Ho festeggiato, sì, ma per essere pienamente felice mi occorrono ancora due regali: uno è l'arrivo di Mir, l'altro è l'arrivo di una buona notizia...
No, facciamo tre regali: che Giovanni arrivi da Freiburg per le vacanze natalizie, non vedo l'ora di rivedere mio figlio.
