domenica 15 agosto 2010

Piccola storia

 Armonia (poesia senza parole)


Nel mio quartiere ci sono tante case … e tante solitudini dentro al cemento.  Le abbraccia il verde degli alberi, però.

Anche la mia solitudine, quando si affaccia alla finestra, vede il sorriso dei fiori e dell’erba … e sorride a sua volta al vento che viene a portarle la carezza dell’orizzonte.

In una di queste case vive un uomo: è anziano, e vive da solo. Non ha più nessuno.

Lo vedi soltanto quando esce per fare la spesa: cammina piano piano ... con questo caldo, poi … ogni passo gli costa fatica.

A volte si ferma a fare due chiacchiere al bar … e sarà un’impressione, ma al ritorno cerca di camminare ancora più piano, e forse il sacchetto della spesa non c’entra … è difficile entrare in una casa dove non c’è più nessuno ad aspettarti.

Anche oggi, tornando dal supermercato, gira lentamente la chiave nella serratura, entra nell’ingresso buio … non accende neppure la luce: non vuole vedere il silenzio e l’assenza.

A testa bassa arriva in cucina, posa sul tavolo il sacchetto con la spesa.

Il suo sguardo coglie qualcosa d’insolito: un movimento, sui vetri della finestra.

Ma cos’è mai? L’uomo si avvicina e guarda … una cavalletta! C’è una cavalletta che passeggia su e giù lungo il vetro.

“Forse vuole uscire, non può stare qui prigioniera … anche lei”– pensa il vecchio. E spalanca subito la finestra per farla uscire. Macché, la cavalletta non vola via. Non ci pensa proprio. Fa sì un voletto, ma per posarsi sull’altro vetro.

L’uomo non vuole certo ucciderla: prova a farla salire su di un giornale. C’è quasi riuscito … quasi … la cavalletta si aggrappa alla tenda.

Con delicatezza, allora, l’anziano la fa scivolare sul suo fazzoletto e la posa fuori, nel poggiolo. E torna ad occuparsi del suo sacchetto con la spesa.

Però, tant’è … “Chissà se è volata via, povera bestiolina – e va a guardare.

C’è uno spazio tra il contatore del gas e la parete … che ragnatela grossa e spessa! E la cavalletta è lì, prigioniera. Più si muove e più ci rimane impigliata …

Allora lui la prende piano piano, liberandola da quei fili appiccicosi, la pulisce tutta per bene e poi la lancia in aria.

Ecco!La cavalletta è libera, finalmente! Vola!

Disegna una curva … torna indietro: ora ha una cavalletta sulla testa.

“Ma che sciocca che sei! Su, fila via”- borbotta l’uomo, ma ha gli occhi lucidi.

L’insetto sembra capire, spicca il volo.

Il giorno dopo, il vecchio esce e va a comprare il pane.

Al suo rientro la cavalletta è sul tavolo.

Stessa scena del giorno prima, ragnatela a parte, perché l’uomo l’ha tolta e ha pulito il poggiolo.

Quando chiude la finestra dopo averla vista volare via ... se la ritrova nel sacchetto della spesa.

“Ma non te n’eri andata?”

La cavalletta gli vola sulla testa.

E mentre lui dopopranzo si addormenta davanti alla tivù, gli va a fare il solletico passeggiandogli sui piedi.

“Non se ne vuole proprio andare –spiega lui a mio marito mentre bevono insieme un caffè al bar del quartiere, raccontandogli tutta la storia – Ogni volta che rientro lei è lì che mi aspetta, mi vola in testa o sulla camicia e me la porto in giro per casa … Chissà cosa mangiano, le cavallette. Bisogna che le procuri qualcosa” - e mostra a mio marito alcune foglie d'insalata.

Un uomo e una cavalletta. E un linguaggio universale, quello dell’amicizia … il più puro fra i legami d’amore.
Questa è una piccola storia, ma è vera. Io mi sono limitata a raccontarla.

Riyueren


 

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