sabato 13 luglio 2013

Alla solitudine

Feiburg: Stadtgarten

Ah, mia imperfetta solitudine,
sorella dei figli unici
genitore degli orfani,
amante quotidiana e casta...

Candida come la neve
tu conservi le orme del silenzio.

All'inizio di me vieni correndo,
amica mia, agile e notturna:
ti renderò completa del mio sguardo.


Riyueren

Feiburg: Stadtgarten

10 commenti:

  1. Finalmente un inno alla solitudine, parole che sento positive, l'altra faccia della medaglia della solitudine è la meravigliosa libertà...
    Bella.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio.Ne conoscevo infatti l'aspetto positivo... ma non sempre si riesce anche ad accettare quello che si comprende.Ora è possibile, in questo periodo della mia vita... sì, è possibile...persino...auspicabile ^__^

      Elimina
  2. In certi periodi la solitudine può essere una valida alleata, ci permette di riposare, di recuperare le forze, di riflettere. Però... non bisogna abituarcisi. Sostenere la solitudine per lungo tempo può portarci a staccarci da una società nella quale, volenti o nolenti, siamo.
    Un caro saluto :-)

    www.wolfghost.com

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie del passaggio, caro Wolf.Già, in tutte le cose occorre un certo equilibrio.Forse sto diventando una discreta funambola ;)

      Elimina
  3. la solitudine non è mai sola perchè è un pezzo della vita ....la guidi la vivi la percepisci ..quindi infine cos'è la solitudine?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Certo, cara Barbara: la solitudine non è mai sola..ha sempre me ;) mi auguro di essere per lei una buona compagna. :)

      Elimina
  4. Solitudine.
    Amica che accoglie.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. oh, com'è vero...Cara Blue, un abbraccio.

      Elimina
  5. Leggo della solitudine altrui senza riuscire mai a conciliarla con la mia. Aspiro il profumo delle parole che usi e delle tue immagini ma sento che c'è un vetro che ci divide; nemmeno la solitudine è condivisibile. Ciao Riyu

    RispondiElimina
  6. Sono tantissime le occasioni che ci costringono ad interrompere i momenti in cui siamo soli con noi stessi. Se ci rechiamo al lavoro, se andiamo a fare la spesa, se pratichiamo qualche sport, se andiamo ad un concerto, non siamo mai (quasi mai) soli. A parte, s'intende, quando andiamo al cesso e ci godiamo il nostro momento di libidinosa intimità.
    La vita è già condivisione di suo. Ottimo e abbondante, ci mancherebbe. Ma io, per trovare il godimento massimo (ad esempio adesso che fa caldo), devo chiudere la porta e mettermi in mutande. Poi posso fare quel che mi pare, anche ruttare. Nessuno che abbia da ridire qualcosa, nulla che io debba controllare (postura, linguaggio, ecc.). Io, coi miei ricordi, il miei cd, e le mie riflessioni: doppia libidine!
    ... Anzi: tripla, va (massì, crepi l'avarizia!).

    RispondiElimina